Lo sport et il periodo fascista in Italia

Il periodo fascista si è svolto dal 1922 al 1943. Quest'era un periodo che ha reso lo sport importante nell’ideologia fascista. In effetti, in Italia, il Duce Benito Mussolini ha imposto quest’ ideologia alla popolazione italiana. Così, ci chiederemo se lo sport fascista era un supporto di integrazione.

In primo luogo, lo sport doveva servire alla popolazione e alla patria con molte mete come il miglioramento della “razza” con un uomo che doveva diventare sano. Questa “razza italiana” doveva essere sana per la diffusione di quest’ultima. In effetti, Mussolini voleva creare di nuovo l’impero italiano. Inoltre, un impero ha bisogno di soldati e di cittadini. Gli italiani dovevano diventare forti con lo sport per fare la guerra. Così, l’Italia diventava una “Nazione guerriera”. Questa politica era portata per “foggiare e temprare” l'Italia. Poi, lo sport era un'educazione morale, con l'abitudine alla disciplina, all’obbedienza. Così, lo sport permetteva al governo italiano fascista di controllare la popolazione e di condizionarla. Aveva come vocazione di formare un uomo nuovo ed un futuro impero. 

Tuttavia, questa politica nazionalista non era creata per tutti…

In effetti, lo sport fascista non permetteva l’integrazione di tutti. Perciò, le donne erano per esempio escluse da questa politica. Le donne avevano un’educazione fisica con nozioni di medicina e igiene a scuola. Poi, vediamo che le donne facevano sport ma con la preferenza del governo per esercitazioni ginnastiche e ritmiche con un obiettivo più armonico che atletico ; al contrario dei maschi. Così, le femmine dovevano fare sport per avere dei figli nel futuro. E una forma di esclusione perché la donna serviva per il regime fascista solamente a fare figli ; lo sport non era il vero obiettivo. 

Inoltre, la politica sportiva fascista, escludeva altre parti della popolazione italiana nello stesso modo. In effetti, escludeva i disabili, che, per esempio, non potevano usare parti del loro corpo. Poi, c’erano gli anziani che erano esclusi perché la loro mobilità non è uguale a quella dei giovani. Anche, non potevano essere preparati per una guerra. Il governo fascista non li consideravo come essenziali.


Per concludere, lo sport aveva una finalità per il regime fascista perché aveva come vacazione formare una nazione guerriera con buoni cittadini e soldati. Inoltre, non permetteva l’integrazione di tutti come le donne o i disabili. 

Il periodo fascista può essere paragonato con il maoismo in Cina che aveva anche un uso preciso dello sport dal 1950 al 1976.


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